Allocazione ottimale del volume a intensità soglia e intervalli nella corsa: bilanciare adattamenti aerobici e rischio di infortuni
Una distribuzione equilibrata del carico nella corsa di resistenza assegna circa l'80% del volume settimanale all'allenamento a bassa intensità al di sotto della prima soglia del lattato, riservando dal 15% al 20% alle intensità di soglia e a intervalli. Le evidenze dimostrano che la transizione da una distribuzione piramidale nelle fasi di base a un modello polarizzato nel periodo pre-gara massimizza gli adattamenti aerobici, evitando picchi di carico nella singola sessione che aumentano il rischio di infortuni.
Ultimo aggiornamento: 2026-08-29
Il modello di intensità a tre zone
La quantificazione della distribuzione dell'intensità dell'allenamento richiede un modello fisiologico oggettivo. Nella fisiologia dell'esercizio, l'intensità di resistenza viene classificata utilizzando un modello a tre zone ancorato alla prima soglia ventilatoria o del lattato (VT1/LT1, ~2 mmol/L di lattato ematico) e alla seconda soglia ventilatoria o del lattato (VT2/LT2, ~4 mmol/L di lattato ematico, che segna il limite oltre il quale non è possibile mantenere condizioni di steady-state) [4, 13].
- Zona 1 (Bassa intensità / HVLIT): Andature al di sotto di VT1/LT1 in cui il lattato ematico rimane vicino ai valori basali (<2 mmol/L) e l'ossidazione dei lipidi è elevata [4, 13]. Nei modelli basati sul passo, corrisponde indicativamente a velocità <85% del passo gara target [19].
- Zona 2 (Soglia / Intensità moderata): Andature comprese tra VT1/LT1 e VT2/LT2, caratterizzate da un livello di lattato ematico elevato ma stabile (~2-4 mmol/L) e da un utilizzo significativo di glicogeno [4, 13], circa l'85%-95% del passo gara [19].
- Zona 3 (Alta intensità / Intensità severa): Andature al di sopra di VT2/LT2 (>4 mmol/L di lattato ematico, >90% della frequenza cardiaca massima) in cui l'omeostasi metabolica non può essere mantenuta [13], corrispondenti a >95% del passo gara target o a intervalli per il VO2max [19].
Le distribuzioni dell'intensità dell'allenamento (TID) modulano il volume assegnato a queste tre zone [1, 19]. Il modello di Allenamento Polarizzato (POL) assegna il 75%-80% del volume alla Zona 1, <10% alla Zona 2 e il 15%-20% alla Zona 3 (Z1 > Z3 > Z2) [1, 13, 16]. Il modello di Allenamento Piramidale (PYR) mantiene la maggior parte del volume in Zona 1 (tipicamente il 70%-80%), con proporzioni progressivamente decrescenti in Zona 2 (15%-20%) e Zona 3 (5%-10%) (Z1 > Z2 > Z3) [13, 16, 17]. Al contrario, l'Allenamento a Soglia (THR) alloca >35% del volume totale in Zona 2 [1].
Adattamenti aerobici e ripartizione dell'intensità
Determinare la proporzione ideale di volume settimanale di corsa da dedicare ai ritmi di soglia e a intervalli dipende dagli obiettivi fisiologici prefissati e dallo stato di allenamento dell'atleta [1, P1, P2].
Una revisione sistematica con meta-analisi di 17 trial randomizzati e controllati (n = 437) ha dimostrato che l'allenamento polarizzato offre un vantaggio statisticamente significativo rispetto ad altre TID nell'incremento del VO2peak (differenza media standardizzata [SMD] = 0,24, p = 0,040, I2 = 0%) [1, P2]. Tuttavia, le analisi per sottogruppi hanno rivelato limiti cruciali a questo effetto: la superiorità dell'allenamento polarizzato per il VO2peak era circoscritta a interventi di breve durata (<12 settimane: SMD = 0,40, p = 0,01) e ad atleti altamente allenati o di livello nazionale (SMD = 0,46, p = 0,01) [1]. Negli interventi di durata pari o superiore a 12 settimane, o quando valutato in popolazioni ricreative, l'allenamento polarizzato non ha mostrato alcun vantaggio significativo rispetto ad altre distribuzioni [1].
Inoltre, la superiorità dell'allenamento polarizzato non si estende in modo uniforme alle metriche di prestazione in gara [1]. Nelle comparazioni meta-analitiche, il modello POL non ha mostrato differenze statisticamente significative rispetto ad altre TID per quanto riguarda:
- Prestazione nella prova a cronometro (time-trial): SMD = -0,01 (p = 0,92) [1]
- Tempo fino all'esaurimento (time to exhaustion): SMD = 0,30 (p = 0,24) [1]
- Velocità o potenza a VT2/LT2: SMD = 0,04 (p = 0,75) [1]
Questi risultati suggeriscono che, se da un lato concentrazioni di intervalli ad alta intensità (Zona 3 al 15%-20%) guidano gli adattamenti della potenza aerobica (VO2peak) negli atleti allenati su cicli brevi, il lavoro incentrato sulla soglia (Zona 2) rimane altrettanto efficace per la frazione di utilizzo del VO2max e la velocità submassimale prolungata [1, 17].
A livello cellulare, la base teorica per l'allocazione dell'80% del volume in Zona 1 e del 15%-20% in Zona 3 poggia su vie di segnalazione distinte per la biogenesi mitocondriale: la corsa ad alto volume e bassa intensità stimola principalmente le vie di segnalazione del calcio intracellulare, mentre il lavoro ad alta intensità esaurisce l'ATP cellulare attivando la proteina chinasi attivata da 5'-AMP (AMPK) [1]. Tuttavia, studi preclinici isocalorici di confronto tra corsa polarizzata (80% al 60% del VO2max, 20% al 90% del VO2max) e corsa a soglia (100% al 75% del VO2max) protratti per 8 settimane non hanno mostrato differenze nei marcatori di biogenesi mitocondriale (PGC-1alpha, TFAM), nell'attività della citrato sintasi, nella fosforilazione ossidativa (OXPHOS) o nella capacità di resistenza nei muscoli locomotori e respiratori [5].
Periodizzazione: transizioni da piramidale a polarizzato
Le analisi osservazionali su atleti di resistenza d'élite dimostrano che nessun modello polarizzato o a soglia statico viene utilizzato in modo isolato [19, 20]. Su 175 coorti analizzate di atleti d'élite di sport di resistenza, 89 hanno seguito distribuzioni piramidali e 65 distribuzioni polarizzate, con i corridori di lunga distanza che hanno eseguito costantemente >80% del volume in Zona 1, <12% in Zona 2 e la quota restante in Zona 3 [19, 20]. I maratoneti d'élite completano solitamente da 2 a 3 sessioni di intervalli o a intensità più elevata a settimana, coprendo almeno l'80% del volume settimanale ad andature da 3 a 5 km/h più lente del passo maratona [20].
La periodizzazione sequenziale tra modelli piramidali e polarizzati massimizza i guadagni fisiologici [4, 16, 18]. In uno studio randomizzato controllato di 16 settimane condotto su corridori maschi ben allenati (VO2peak: 67 ml/kg/min), la transizione da una base piramidale di 8 settimane (Z1 > Z2 > Z3) a una fase pre-gara polarizzata di 8 settimane (Z1 > Z3 > Z2) ha prodotto adattamenti superiori rispetto alla periodizzazione inversa o statica [16]. Questa transizione da PYR a POL ha determinato un miglioramento del ~3,0% del VO2peak relativo, un aumento del ~1,7% della velocità a 2 mmol/L di lattato, un incremento del ~1,5% della velocità a 4 mmol/L di lattato e un miglioramento del ~1,5% nella prestazione sul time-trial di 5 km [4, 16, 18].
Le distribuzioni piramidali privilegiano l'espansione della soglia aerobica e l'economia metabolica durante le fasi di costruzione della base, mentre le distribuzioni polarizzate rifiniscono il VO2peak, l'eliminazione del lattato ad alti ritmi e la velocità di gara in vista della competizione [17, 18].
Carico muscoloscheletrico e rischio di infortuni da sovraccarico nella corsa
L'allocazione del volume per la corsa a intervalli e a intensità soglia deve bilanciare l'adattamento neuromuscolare con l'eziologia degli infortuni correlati alla corsa (RRI) [6, 10]. Una revisione sistematica di 36 studi prospettici su 23.047 corridori ha documentato un'incidenza complessiva di RRI del 26,2%, che sale al 62,6% tra i runner competitivi [6]. Le sedi anatomiche di infortunio più comuni sono state il ginocchio (25,8%), il complesso piede/caviglia (24,4%) e la gamba/polpaccio (24,4%) [6].
I dati di coorte su larga scala mettono in discussione i dogmi convenzionali relativi alle metriche di carico di allenamento e al rischio di infortunio [6, 10, 12]. Nello studio Garmin-RUNSAFE Health, che ha monitorato 5.205 runner e 588.071 sessioni, le metriche aggregate tradizionali del volume — come il rapporto tra carico acuto e cronico (ACWR) non accoppiato e le variazioni di distanza totale da una settimana all'altra — non sono riuscite a mostrare un'associazione positiva con gli infortuni da sovraccarico [10]. Analogamente, l'analisi su 735 maratoneti nell'arco di 16 settimane ha evidenziato che un ACWR >1,5 aumentava il rischio di infortunio solo del 6% [12], mentre analisi matematiche sottolineano che le formule ACWR sono sensibili ad artefatti di accoppiamento [11, 12].
Al contrario, il rischio muscoloscheletrico è fortemente determinato dai picchi acuti nella singola sessione rispetto ai valori basali recenti del runner [10]. Gli incrementi improvvisi di distanza nella singola sessione rispetto alla corsa più lunga completata nei 30 giorni precedenti aumentano significativamente i rapporti di rischio (hazard rate ratio, HRR) per infortuni da sovraccarico [10]:
- Picco lieve nella singola sessione (>10%-30%): HRR = 1,64 (IC 95%: 1,31–2,05) [10]
- Picco moderato nella singola sessione (>30%-100%): HRR = 1,52 (IC 95%: 1,16–2,00) [10]
- Picco marcato nella singola sessione (>100%): HRR = 2,28 (IC 95%: 1,50–3,48) [10]
Poiché il carico meccanico per ogni passo aumenta con la velocità di corsa, gli intervalli ad alta intensità e le sessioni di soglia incrementano in modo sproporzionato lo stress tissutale sulle strutture degli arti inferiori [6, 10]. Distribuire il lavoro a intensità più elevata su 2 o 3 sessioni distinte a settimana — mantenendo l'80% del volume settimanale totale a bassa intensità al di sotto di VT1 — garantisce un adeguato recupero strutturale tra gli stimoli di carico intenso senza indurre picchi acuti [13, 20].
Raccomandazioni pratiche per la ripartizione del volume
- Mantenere una base dell'80% in Zona 1: Eseguire circa l'80% del volume settimanale di corsa al di sotto di VT1/LT1 (<2 mmol/L di lattato ematico) per massimizzare la segnalazione aerobica senza accumulare affaticamento autonomico eccessivo o stress meccanico [1, 13, 20].
- Limitare il lavoro di qualità al 15%-20%: Allocare il restante 15%-20% del volume settimanale a una combinazione di corsa a soglia (Zona 2) e intervalli (Zona 3), distribuiti su 2 (o al massimo 3) sessioni a settimana [13, 20].
- Adattamenti specifici per fase: Utilizzare una distribuzione piramidale (10%-15% in Zona 2, 5%-10% in Zona 3) durante la preparazione generale per sviluppare una solida velocità alla soglia del lattato, per poi passare a una distribuzione polarizzata (5% in Zona 2, 15% in Zona 3) da 6 a 8 settimane prima della gara, al fine di massimizzare il VO2peak e la prestazione sul time-trial [4, 16, 17].
- Controllare i picchi acuti per sessione: Evitare picchi di volume o intensità nella singola seduta superiori al 10%-30% rispetto alla sessione equivalente più lunga completata nei 30 giorni precedenti, così da ridurre il rischio di infortuni da sovraccarico agli arti inferiori [10].
Riferimenti
Studi sottoposti a revisione paritaria
- Michael A. Rosenblat, Jennifer A Watt, J. Arnold, G. Treff, Øyvind Sandbakk, J. Esteve-Lanao, Luca Festa, L. Filipas, S. D. Galloway, Iker Muñoz, D. Ramos-Campo, P. Schneeweiss, Sergio Sellés-Pérez, Thomas Stöggl, R. Talsnes, C. Zinner, Stephen Seiler (2025). Which Training Intensity Distribution Intervention will Produce the Greatest Improvements in Maximal Oxygen Uptake and Time-Trial Performance in Endurance Athletes? A Systematic Review and Network Meta-analysis of Individual Participant Data. Sports Medicine. doi:10.1007/s40279-024-02149-3 15 citazioni
- Pedro Matheus Silva Oliveira, G. Boppre, H. Fonseca (2024). Comparison of Polarized Versus Other Types of Endurance Training Intensity Distribution on Athletes’ Endurance Performance: A Systematic Review with Meta-analysis. Sports Medicine. doi:10.1007/s40279-024-02034-z 15 citazioni
- Michael A. Rosenblat, A. S. Perrotta, B. Vicenzino (2019). Polarized vs. Threshold Training Intensity Distribution on Endurance Sport Performance: A Systematic Review and Meta-Analysis of Randomized Controlled Trials.. Journal of Strength and Conditioning Research. doi:10.1519/jsc.0000000000002618 13 citazioni
- Tomás Rivera-Köfler, Adrián Varela-Sanz, Alexis Padrón-Cabo, M. Giráldez-García, Iker Muñoz-Pérez (2024). Effects of Polarized Training vs. Other Training Intensity Distribution Models on Physiological Variables and Endurance Performance in Different-Level Endurance Athletes: A Scoping Review. Journal of Strength and Conditioning Research. doi:10.1519/jsc.0000000000005033 7 citazioni
Fonti web
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- [Triathlon Science] Polarized vs. Pyramidal Training ...
- Training Intensity Distribution: Pyramidal vs. Polarized
- Recent advances in training intensity distribution theory for ...
- is there a superior training intensity distribution to improve ...
- The Association Between Running Injuries and Training ...
- How much running is too much? Identifying high-risk ...
- Risk factors for overuse injuries in short- and long-distance ...
- 'Polarized model' not most effective for the average runner
- How much running is too much? Identifying high-risk running ... - PMC
- Acute to chronic workload ratio (ACWR) for predicting sports injury ...
- How Much Running is Too Much?
- The training intensity distribution among well-trained and elite ...
- Zone 2 not intense enough for optimal exercise benefits ...
- What Is “Zone 2 Training”?: Experts' Viewpoint on ...
- Effects of 16 weeks of pyramidal and polarized training intensity ... - PMC
- Polarized vs Pyramidal Training: Which Is Best - EnduroMetrics
- Recent advances in training intensity distribution theory for ...
- The proportional distribution of training by elite endurance ...
- The Science Behind How Elite Runners Train